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La cultura dello stupro

Due anni fa a Pamplona alle due di una notte di festa, mentre si allontanava da un parcheggio, una ragazza è stata avvicinata da un branco di lupi, 5 uomini che dopo averla condotta nell’androne di un palazzo l’ hanno stuprata.

I 5 sono stati condannati per aver abusato (abuso sessuale, secondo la legge spagnola) della ragazza e non per averla stuprata (violenza sessuale). La legge in Spagna distingue tra queste due specie di reato: affinché possa essere riconosciuto il secondo, deve essere dimostrato che c’è stata violenza. In questo caso, così riportano le cronache e recita la sentenza: “non c’è stata violenza palese né intimidazione vera e propria, ma solo un «consenso viziato».”

Questo processo è stato seguito da molte organizzazioni femministe e leggendo le cronache se ne deduce che sia stato condotto giuridicamente dalla difesa secondo uno stile classico di becero patriarcato.

La condotta della ragazza è stata messa al centro per essere sezionata e giudicata: aveva accettato da bere da uno di loro, si legge in un articolo, aveva accettato un bacio, pare…cose di questo tipo, poco importa se poi era stata lasciata sconvolta e semi vestita nel punto in cui in seguito una coppia l’ ha trovata e soccorsa.

I giudici, leggiamo, hanno riconosciuto, unanimemente, il furto del cellulare, uno di loro non voleva riconoscere altro, e d’ altra parte si sa che «la proprietà è sacra ed inviolabile». (Mica come il corpo di un essere umano, feti esclusi, si intende, che quelli sono più umani degli umani, uomo, donna o bambino che sia ciò che importa è che «faccia cassa» ed allora può essere usato senza tanti problemi nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche, nella logistica, nelle guerre…corpi resi proprietà altrui).

Uno degli avvocati difensori ha messo un’agenzia investigativa alle costole della ragazza e tra gli elementi portati a discarico della accusa di violenza compiuta dai suoi clienti, ha presentato alcune foto trovate in rete in cui la ragazza, qualche tempo dopo il fatto, sorrideva in compagnia di amici, come a dire che dato che non si mostrava depressa e devastata allora, tutto sommato, non aveva poi subito questo granché.

La sentenza ha provocato una vera e propria levata di scudi, migliaia di donne e non solo, sono scese nelle strade e nelle piazze delle principali città spagnole, sulla vicenda hanno preso posizioni nette di condanna politici e politiche di vario grado e diversi rappresentanti istituzionali tra cui la Procura generale della repubblica di Navarra che ha annunciato che farà ricorso… persino un gruppo di suore di clausura ha affidato a Twitter la propria solidarietà e la propria denuncia nei confronti di una mentalità maschilista inaccettabile.

Pare che superato il periodo elettorale la volontà sia, al momento da destra e da manca, quella di modificare la legge nelle parti in cui è inadeguata a comprendere casi come questo in cui l’ accusa non è riuscita a dimostrare che c’ era violenza a causa del fatto che la donna non urlava, non è stata massacrata di botte (spesso ahinoi le due cose sono consequenziali ma pare che ai giudici non lo si insegni…), non è morta ecc ecc… Questo sembra essere stato un elemento centrale a favore del «branco» tanto che tra gli elementi a supporto la difesa ha presentato alcune immagini di un video girato dagli stessi stupratori e ritrovato dalla polizia nei loro cellulari. I 5 uomini avevano infatti creato un gruppo Whatsapp nel quale si scambiavano commenti delle loro imprese. Il video di 96 secondi, mostra la ragazza con gli occhi chiusi immobile e muta mentre subisce lo stupro. Secondo i difensori del «branco», queste riprese, sarebbero la prova che la ragazza non si era ribellata alla presunta violenza. Ed è chiaro ad ogni «fine psicologo» che, dato che lei non si dimenava selvaggiamente urlando e piangendo, stava, evidentemente, esprimendo un suo «discreto dissenso» e non certo terrore paralizzante, che chiaramente, non poteva se non essere interpretato come un quasi consenso.

Al di là di una triste e cinica ironia, quello che si può leggere in questo drammatico episodio di violenza sessuale è tanto e molto è stato scritto e urlato, per fortuna, per una volta… anche nelle strade e nelle piazze in Spagna da tante donne.

Ogni donna sa che se può deve gridare al «fuoco» piuttosto che «aiuto», così come sa che più si dimena peggio sarà per lei. Quello che una donna impara ben presto è che o ha la prontezza d’animo e fisica di reagire immediatamente per procurarsi una via di fuga o è di gran lunga meglio per lei assumere un atteggiamento passivo. Molte donne per fortuna loro, producono secrezioni vaginali nel corso della violenza che subiscono, questo a livello fisico, è una difesa non indifferente che viene spesso interpretata dalla cultura patriarcale e bigotta, come il segno, tutto sommato, della mancanza di una vera violenza. La passività, la mancanza di una reazione o anche l’assecondamento generato dalla comprensione dell’impossibilità di una via di fuga sono strategie che la mente concepisce in casi di violenza; in quelle situazioni la paura unita o meno ad una comprensione razionale di ciò che sta accadendo, domina la testa e il corpo e tu cerchi il modo meno doloroso possibile nella speranza recondita che tutto possa finire al più presto, che chi ti sta di fronte possa velocemente scaricare la sua schifosa voglia masturbatoria (quando il sesso è preso senza consenso è chiaramente onanismo…di quello brutto però!), che chi ti sta di fronte possa stancarsi e abbandonarti…che ci possa essere comunque una via d’uscita.

Ogni strategia è buona in caso di violenza se ti fa sopravvivere, se non ti danneggia troppo il corpo, mentre lo spirito viene strappato e lacerato.

Secondo la Convenzione di Istanbul la mancanza del consenso è alla base della definizione di stupro e «il consenso deve essere dato volontariamente» questo per mettere in evidenza quei casi in cui ci sia incapacità di intendere e volere…quando una persona è in uno stato alterato di coscienza, ad esempio. Nonostante l’indicazione della Convenzione solo 7 dei 28 paesi dell’ Unione Europea prevedono il riconoscimento di uno stupro quando il rapporto sessuale non è consensuale di conseguenza, lo stesso episodio non sarebbe stato giudicato diversamente da quello che è successo in Spagna.

E’ per me ovvio dunque che ogni legge che non comprenda la questione del consenso è una legge che è stata fatta nell’ambito di una certa visione e di una certa prospettiva, quella della “cultura dello stupro».

Con questo non voglio certo affermare che basti avere leggi che comprendono questo aspetto del consenso, per essere garantite sulla sicurezza e libertà di vita ed espressione di sè, «i casi controversi … non mancano neanche nei sette paesi in cui lo stupro è associato all’assenza di consenso. Uno dei più noti è il processo di Belfast contro due giocatori della nazionale irlandese di rugby e due loro amici. I quattro, accusati di stupro, sono stati assolti da tutte le accuse, scatenando un accesso dibattito in Irlanda e nel Regno Unito, con manifestazioni in diverse città e campagne sui social media.» Questa sentenza si diede perchè, secondo i giudici non era stato provato che lo stupro era avvenuto.

E’ evidente che «la cultura dello stupro» emerge in tutta la sua più bieca brutalità nella vicenda di Pamplona, e le istituzioni, nelle figure del tribunale, dei giudici e del sistema legislativo in genere, non hanno fatto altro che riprodurla figli del tempo in cui sono immersi.

Le associazioni dei magistrati rivendicano il fatto che la legge è stata rispettata, che le sentenze in quanto atti istituzionali vanno a loro volta rispettate e che le proteste sono esagerate.

In quanto donna e in quanto anarchica non posso se non condividere questa affermazione, i giudici hanno compiuto il loro lavoro, il loro dovere, e questo non fa altro che ricordarmi una volta di più quali sono i meccanismi del Sistema che sto combattendo, ricordandomi le ragioni per le quali ho intrapreso il mio individuale personale e collettivo percorso di lotta e di libertà.

Ecco… ancora un ultima cosa: anche se capisco la potenza vendicativa e rivendicativa del coro che le compagne femministe che sono scese in piazza in questi giorni hanno cantato alla loro compagna ferita, un coro che diceva in una veloce traduzione «tranquilla sorella il tuo branco siamo noi» io a questo coro potente e liberatorio per certi versi, non riesco ad unirmi a cuore leggero, noi, donne, sorelle, compagne non siamo branco perchè i branchi hanno gerarchie e quindi sudditanze, noi siamo solidarietà, rete, comprensione, rispetto delle differenze e riconoscimento delle affinità, siamo qualcosa di ben più potente di un branco che parla a se e appena fuori dai suoi confini, noi siamo internazionaliste e sappiamo ascoltare chi è posizionata diversamente da noi…noi… se e quando mettiamo in campo la nostra volontà e azione, il nostro pensiero e il nostro corpo siamo come la marea lenta e travolgente che nulla può fermare, non un muro, non un terrapieno penetriamo come l’acqua superiamo le sponde, ci contagiamo e contagiamo nelle lotte, nella difesa e nell’offesa, siamo matrioske senza per questo avere capi, curiamo le ferite, lottiamo e ci organizziamo in modo orizzontale, siamo individue e collettive.

Argenide

https://www.ilpost.it/2018/04/26/sentenza-stupro-pamplona-spagna-proteste/

http://it.euronews.com/2018/05/02/il-sesso-non-consensuale-e-stupro-non-per-la-maggior-parte-dei-paesi-europei

https://motherboard.vice.com/it/article/xya3gq/che-cos-e-la-cultura-dello-stupro

Pioniere e rivoluzionarie. Donne anarchiche in Spagna 1931 – 1975

Vega, Eulàlia.  Milano, Zero in Condotta, 2017 Non volevano solo l’emancipazione dal secolare sfruttamento, materiale e culturale, a cui era sottoposto il proletariato spagnolo, ma anche, e forse soprattutto leggendo le loro testimonianze, la liberazione da quello stato di secolare … Per saperne di più