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Antimilitarismo

Una limpida e assolata giornata di sole ha accolto gli oltre cento partecipanti al convegno antimilitarista che si è tenuto a Milano il 16 giugno nella spaziosa e confortevole sala dalla cooperativa sociale di Viale Monza 140. Il convegno é iniziato solo con alcuni minuti di ritardo rispetto all’orario previsto. Dopo un breve intervento introduttivo che ricordava l’intento emerso nei mesi precedenti nelle riunioni preparatorie degli organizzatori, di conciliare le analisi teoriche con il rilancio concreto dell’iniziativa, seguiva la prima relazione di un compagno dell’Ateneo Libertario riguardante il ‘Libro Bianco’ sulle spese militari e sulle nuove connessioni con il complesso militare/industriale, punta di lancia del capitalismo nostrano evidenziando come che la ristrutturazione avvenuta in questi ultimi anni abbia radicalmente mutato il carattere e la struttura delle forze armate italiane. Già durante questo intervento si è visto librarsi l’interesse e l’attenzione da parte della platea; l’alta concentrazione espressa fin dall’inizio del convegno da parte dei partecipanti è stata una costante che per tutta la giornata, protrattasi fin oltre le 18, ha accompagnato lo snocciolarsi delle varie relazioni e dei dibattiti che ne seguivano. Quasi tutti i relatori previsti erano presenti all’iniziativa, alcuni che non sono riusciti a garantire la loro presenza hanno comunque inviato le loro relazioni. Tutto il materiale raccolto all’interno del convegno sarà oggetto di pubblicazione di un libro, disponibile all’inizio d’autunno. Difficile sintetizzare in poche righe tutti gli interventi e il dibattito avvenuto, i quali hanno spaziato su numerosi argomenti: dal portato economico delle spese militari sul bilancio degli stati e sulle spese sociali illustrato da un compagno della FALivornese, alle politiche della NATO sul suolo europeo alla ricerca di una nuova e più efficace proiezione presentate da un compagno di Alternativa Libertaria, dall’analisi del settore delle armi leggere ove l’industria italiana delle armi primeggia da parte di un componente dell’Osservatorio di Brescia, agli effetti del nucleare e dell’uranio impoverito sulle popolazioni sottoposte, dalla denuncia delle bombe lasciate inesplose nel mar Adriatico dalla N.A.T.O. durante la guerra del Kosovo, espressa dai compagni dell’ U.S.I., i quali si propongono di incrementare le iniziative su questo tema, rivolgendosi ai porti dell’Adriatico, ai compagni siciliani della FAS che hanno aggiornato sullo stato della lotta NO MOUS, la quale dopo diversi anni di iniziative, la repressione contro centinaia di militanti, gli errori e le difficoltà, rimane comunque tra le poche lotte odierne contro le servitù militari avente carattere popolare. I compagni nel loro intervento hanno proposto il rilancio dell’iniziativa NO MOUS attraverso un campeggio a carattere nazionale che si terrà dal 2 al 5 agosto a Niscemi. Sono stati anche affrontati i temi e l’esperienza della lotta contro gli F35 nel novarese da parte del Circolo Zabriskie Point, mentre una compagna della FATorinese metteva l’accento sulla militarizzazione e il controllo sociale in atto, sulle guerre, interne ed esterne, contro oppressi e sfruttati, contro gli immigrati, invitando a prendersi carico del tema della solidarietà concreta nei loro confronti, individuata come principale terreno di scontro odierno.

L’intervento a più voci da parte dei compagni/e dall’Assemblea Antimilitarista di Torino ha messo in luce le relazioni tra scuola e mondo militare, particolarmente interessato a ‘conquistarsi’ simpatie nella gioventù e costruire canali di reclutamento fin dalle scuole superiori. Come poi lo stesso mondo sia sensibile al tema della conquista delle simpatie ‘popolari’ lo dimostra l’intervento di un compagno dell’Ateneo Libertario che ha analizzato il modo con cui la televisione e i media propagandano con numerose fiction i ruoli in divisa. Entrando nel merito della relazione tra sessismo, militarismo e nazionalismo una compagna femminista libertaria ha evidenziato la stretta relazione tra patriarcato e militarismo, sempre e comunque contro le donne, con gli stupri di massa all’apice della violenza sessista che uniforma le relazioni dell’universo militare. In conclusione l’intervento di un compagno dell’Associazione Pietro Gori ha ricordato l’impegno antimilitarista dal 1945 ad oggi, con l’obiezione di coscienza, la renitenza alla leva, l’assistenza ai disertori e le tante altre forme assunte dall’opposizione alla guerra e al militare.

Alcuni degli interventi si ponevano il problema su quali elementi basarsi per continuare e rilanciare l’iniziativa antimilitarista; Oltre al sostegno di tutte le iniziative proposte è infine emersa anche la possibilità di un’iniziativa a carattere nazionale da tenersi nella scadenza del 4 novembre 2018, centenario della fine della prima guerra mondiale con modalità tutte da definire. Un bilancio finale di un convegno che riteniamo sia riuscito a dare un contributo significativo sulla ‘questione militare’ la quale si conferma essere tassello centrale dello Stato e del sistema capitalista. Rimane sul tavolo la questione del risorgere di un movimento reale che intacchi lo stato delle cose presenti.

Ateneo Libertario-Milano

 

Qui trovate un articolo di presentazione.

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