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Echi d’Africa

L’Assistenza Pubblica allo Sviluppo (sigla francese APD) viene generalmente presentata come uno strumento politico che è necessariamente generoso e utile, e molte ONG stanno spingendo per un suo aumento. Ma, lungi dall’essere un “male minore”, l’APD è un elemento fondamentale della politica (neo)coloniale e quindi parte del problema.
Passiamo rapidamente al lato nascosto di quello che lo Stato contabilizza in tali attività fino a raggiungere 8.6 miliardi di euro nel 2016: cancellazioni e riprogrammazione dei debiti per renderli “sostenibili”, a volte nient’altro che meccanismi di reindebitamento; assistenza tecnica, compresi gli impressionanti stipendi dei cooperanti, tasse scolastiche, legate allo studio in Francia di studenti provenienti da paesi in via di sviluppo, le spese legate ai rifugiati, ma anche il finanziamento di Scuole francesi all’estero, ricerca francese sullo sviluppo…
Al di là dei numeri, gli effetti di tali aiuti diretti possono rivelarsi dannosi per i paesi “beneficiari”. In campo economico, gli obiettivi dell’APD sono assai spesso quelli di aprire le economie locali ai mercati internazionali piuttosto che sviluppare la loro capacità di soddisfare i bisogni della popolazione locale. Questo senza contare gli effetti sociali e culturali perversi della APD ormai ampiamente documentati: aumento della corruzione, direzione dello sviluppo secondo i principi ed i criteri dei donatori, dipendenza dei governi e della società civile da finanziamenti esterni, controllo delle popolazioni da parte di un esercito di esperti internazionali e, insomma, creazione e mantenimento di effetti di dipendenza.
Nonostante il coinvolgimento di attori in buona fede convinti della bontà della loro azione sul campo, questa politica, regolarmente soggetta a riforme tecniche ma senza mai mettere in dubbio le sue basi, appare quindi inefficace o addirittura controproducente nei confronti del suo obiettivo ufficiale di combattere la povertà. Soprattutto di fronte all’intaccamento ed anche il saccheggio delle risorse nei cosiddetti paesi “in via di sviluppo”, l’APD rappresenta al massimo una goccia d’acqua nel deserto.
Inoltre, l’APD si sta rivelando uno degli strumenti dello spostamento delle risorse dall’Africa a beneficio delle aziende francesi: “cercare (…) modi per combinare il sostegno per i progetti di sviluppo con la creazione di un ecosistema favorevole agli interessi francesi” ha scritto il Ministero degli Affari Esteri nel 2014… L’APD è anche una leva che incrementa l’influenza della Francia in tutto il mondo promuovendo la sua lingua e la sua cultura.
Nel febbraio del 2014, Pascal Canfin (allora ministro della Cooperazione) ha dichiarato davanti all’Assemblea Nazionale che “l’obiettivo dell’aiuto è consentire ai paesi beneficiari di poterne fare a meno un giorno”, plagiando Thomas Sankara del Burkina Faso, che aveva unito le azioni alla parola. Ma la Francia è in grado di farne a meno?

Pauline Tetillon (association Survie) et Noël Surgé (AL Carcassonne)

 

http://www.alternativelibertaire.org/, 11 ottobre 2018