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Erdogan not welcome!

Continuano le mobilitazioni in tante città contro il vile attacco militare contro il cantone di Afrin in Rojava. Di seguito due report delle manifestazioni a Roma e Torino.

Lunedì 5 febbraio a Roma si è tenuto un presidio di protesta per la visita di Erdogan in Vaticano e al Quirinale. Al sit in hanno partecipato 500 manifestanti circa a partire dalle ore 11 della mattina. La città è stata sottoposta ad uno straordinario dispositivo di sicurezza, disponendo una larga green zone in cui sono state interdette le manifestazioni richieste per il 4 e 5 febbraio. Nei giorni precedenti in diverse parti della città erano apparse scritte murali e striscioni di protesta contro Erdogan e di solidarietà al cantone di Afrin in Rojava sotto l’attacco militare dello stato turco dove i bombardamenti hanno colpito anche un campo profughi. Nonostante ciò, tra molte difficoltà, si è riusciti ad organizzare un presidio a Roma che si è svolto in largo Triboniano vicino Castel S.Angelo, a poche centinaia di metri da S.Pietro. Gli striscioni contro Erdogan hanno avvolto la piazza, sono seguiti gli interventi ai microfoni e le danze curde hanno animato il presidio pacifico ma tanta è  stata la rabbia espressa per il viaggio del dittatore Erdogan accolto dallo stato italiano e vaticano e dalle imprese italiane che, nonostante i crimini perpetuati, stanno continuando a concluderci affari e profitti. Alla fine del presidio, i manifestanti, nonostante la sicurezza messa in piazza, polizia a cavallo, finanza e sommozzatori sotto al fiume Tevere, hanno cercato di partire in corteo fino alla basilica di S. Pietro ed alcuni manifestanti sono riusciti ad oltrepassare i cordoni di polizia. Ci sono stati un pò di tafferugli andati avanti fino al primo  pomeriggio con almeno tre feriti ed un fermo ed alcuni manifestanti sono stati strettamente circondati e non hanno potuto lasciare la piazza fino al tardo pomeriggio. Alcuni passanti e turisti testimoni della violenza perpetuata dalla polizia hanno dimostrato la loro solidarietà lanciando ai manifestanti , tenuti bloccati per ore, bottigliette d’acqua, panini ed altri generi alimentari acquistati nei vicini chioschi. Un cittadino di Afrin che era riuscito ad oltrepassare il cordone di polizia e trattenuto in stato di fermo  è stato rilasciato intorno alle ore 16:00.
Il presidio era stato convocato da Rete kurdistan Roma ed ha partecipato la comunità curda.
L’incaricata


Erdogan assassino! Solidarietà con Afrin. Autogestione ovunque!
Il presidio indetto a Torino in occasione della visita di Erdogan al papa-re dello Stato Vaticano e ai capi di stato e di governo italiano si è trasformato in un corteo terminato di fronte alla sede Rai.

Da oltre 10 giorni il potentissimo esercito turco bombarda il cantone di Afrin in Siria. L’operazione “Ramoscello d’ulivo” mira a distruggere la rivoluzione libertaria e femminista della Siria del nord, dove si sperimenta il confederalismo democratico.
Gli uomini e le donne di questa rivoluzione hanno sconfitto l’Isis, protetta e sponsorizzata dagli islamisti turchi di Recep Erdogan.
L’Europa, l’Italia in prima fila, ha pagato la Turchia perché fermasse i profughi siriani.
Gli interessi italiani in Turchia sono enormi. Oggi pomeriggio, dopo le visite a Bergoglio, Gentiloni e Mattarella, Erdogan ha incontrato gli AD delle maggiori industrie italiane.
Il bagno di sangue ad Afrin è merito anche di armi made in Italy.

I governi europei , la Russia e gli Stati Uniti, dopo aver usato le milizie del Rojava per sconfiggere l’Isis, ora appoggiano o giustificano l’attacco al confederalismo democratico in Rojava.
Il governo turco ha massacrato i resistenti delle città insorte nelle aree curdofone, ha raso al suolo città e quartieri, obbligando la popolazione a prendere la via dell’esilio, della grande diaspora curda.
Migliaia di oppositori politici sono in galera, migliaia di insegnanti e dipendenti pubblici hanno perso il posto. Decine di giornali sono stati chiusi e i giornalisti arrestati.
La Turchia è una dittatura democratica e confessionale che bussa alle porte dell’Europa, mentre massacra la gente di Afrin.
Contro tutte le religioni, contro tutti gli Stati, solidarietà internazionalista ad Afrin.

Fermiamo il massacro!
Domenica 11 febbraio
corteo defendAfrin a Torino
Ore 14 piazza Carlo Felice – Porta Nuova

Efrin. Il grande gioco della Turchia

L’attacco a Efrin, l’operazione “ramoscello d’ulivo”, era ampiamente prevedibile. A Efrin, uno dei cantoni del Rojava, si sperimenta il confederalismo democratico. Dopo aver sferrato durissimi colpi ai sostenitori dell’HDP, il partito filocurdo, che si ispira alle teorie del fondatore del … Per saperne di più

Il socialismo non può essere costruito con gli strumenti del capitalismo

La Redazione ritiene, anche alla luce del dibattito sul comunismo libertario del XXI secolo, assai interessante questa intervista perché offre notevoli spunti di riflessione sui processi in corso nelle regioni medio-orientali e sulle questioni inerenti l’anticapitalismo e la trasformazione sociale … Per saperne di più