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Il vero volto del sovranismo

Alcuni personaggi che vorrebbero iscriversi a sinistra – intendo questo termine come il porsi dalla parte del lavoro nel conflitto capitale/lavoro – oramai da quasi due decenni sono finiti per fare da sponde alle borghesie nazionali in nome del sovranismo, quella serie di ideologie che rimpiangono i bei tempi andati in cui gli stati nazionali erano forti e garantivano, generalmente sulle spalle dei territori colonizzati – ma questo lo si tace – alcune briciole della torta ai lavoratori. In questo campo troviamo personaggi che derivano dalla socialdemocrazia, dallo stalinismo, ma anche “fascisti sociali” che si rifanno al sansepolcrismo. Personaggi che, non contenti di avere osannato qualsiasi stato purché antiamericano, dalla Cina all’Iran, ora si eccitano davanti alle figurine che si sono aggiunte al loro album di famiglia: Orban in Ungheria, Kurz e Strache in Austria, i gialloverdi in Italia.

Come sovente accade la realtà tende a fare stracci dei fantasmi mentali degli imbecilli, ecco così che questi governi, osannati come “attenti ai bisogni dei loro lavoratori”, fanno passare leggi assolutamente antiproletarie. In Austria si apre alla possibilità di fare lavorare fino a 52 ore settimanali, un giorno lavorativo e mezzo in più rispetto alle otto ore conquistate con decenni di lotte operaie; ovviamente il tutto viene spacciato come straordinari volontari ma contemporaneamente si stabilisce che la richiesta di straordinari potrà essere fatta individualmente ai lavoratori aggirando gli organi di rappresentanza sindacale e che, addirittura, sarà il singolo lavoratore a dover fornire una giustificazione al padrone casomai decidesse di rifiutare di fare straordinari.

In Ungheria viene proposta una legge simile: diventerebbero possibili fino a 400 ore di straordinario all’anno, una giornata lavorativa di otto ore in più a settimana, 250 quelle ammesse ad ora, anche qua la trattativa sarebbe individuale aggirando la contrattazione collettiva, i tempi per pagamenti degli straordinari verrebbero dilatati a tre anni, favorendo grandemente gli industriali. La proposta di legge ha scatenato un’ondata di proteste di massa che, ci auguriamo, siano solo il primo passo di una più ampia mobilitazione sociale.

In Italia il governo gialloverde, alla faccia degli illusi che hanno votato da sinistra per i Cinque Stelle, spazza via con un colpo di spugna la maternità obbligatoria per le donne ed abbatte il già scarso congedo parentale per gli uomini. Se il provvedimento proposto in Commissione Bilancio passasse, una donna in stato di gravidanza potrebbe lavorare, previo parere favorevole del medico, fino al termine della gravidanza per poi usufruire della maternità dopo il parto. Anche qua si sproloquia di come tutto questo sarà assolutamente volontario ma ben sappiamo come le donne sul posto di lavoro già subiscano una maggiore compressione salariale e siano già grandemente ricattate, cose cui si aggiunge il lavoro di cura non pagato ma fondamentale per la riproduzione del capitalismo. Ben sappiamo, più in generale, come il concetto di volontarietà nei rapporti di lavoro, basati sulla gerarchia e sullo sfruttamento, siano una pia illusione.

Nel frattempo, sempre in Italia, il numero di morti sul lavoro aumenta rispetto agli anni precedenti, mentre il governo, che alcuni vorrebbero dalla parte dei lavoratori, tace – e di conseguenza acconsente – sulla vicenda. Uno degli ultimi morti è stato un boscaiolo di origine rumena, ucciso dal cavo d’acciaio spaccatosi di una teleferica, che lavorava in nero in Trentino. Il padrone al posto di soccorrerlo l’ha buttato in dirupo, forse ancora vivo, per poi simulare che il lavoratore fosse uno sconosciuto di cui aveva rinvenuto il cadavere.

Il tentativo capitalista di affrontare le crisi che il capitalismo stesso crea in continuazione passa per la compressione del costo del lavoro a fronte di un aumento di produttività. Maggiore sfruttamento, allungamento degli orari di lavoro, dilazione dei pagamenti, minori investimenti sulla sicurezza, attacco alle organizzazioni sindacali, tentativo di ricondurre le trattative su di un piano individuale, dove il padrone è logicamente più forte.

In tempi di tecnologie che permetterebbero un’automazione spinta e possibilità di lavorare meno, o di non lavorare affatto, dando spazio al godimento della vita, il vecchio che non vuole morire continua a mangiare i vivi per riprodursi.

Già la socialdemocrazia mostrò chiaramente il suo fallimento quando appoggiò le imprese coloniali e votò i crediti di guerra nel 1914, dopo avere passato decenni a indebolire le lotte. Il sovranismo e le sue pappette riscaldate sta cominciando a mostrare il suo vero volto ancora prima.

lorcon