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Perché è importante che Ursula K. Le Guin fosse un anarchica

Non mi è mai piaciuta quella parte della storia dove la figura del mentore muore ed i giovani eroi dicono che non sono pronti ad andare avanti da soli. Non mi è mai piaciuta perché sembrava il solito cliché e perché vorrei sempre vedere la lotta intergenerazionale rappresentata al meglio.

Oggi invece sento di poter dire che non mi piace quella parte della storia perché… non mi sento pronto.

La settimana scorsa , vivevo nello stesso mondo di Ursula Le Guin, un maestro della fantascienza che quando riceveva i suoi premi lo faceva denunciando il capitalismo mentre ogni suo respiro sembrava parlasse sempre di quei mondi migliori che possiamo creare. Lunedì 22 gennaio 2018 è passata a miglior vita. Aveva 88 anni e sapeva che sarebbe arrivato il momento; naturalmente il dispiacere che provo è un qualcosa di interamente personale, è forse la perdita di una parte di me oltre a quella di una donna come lei che, dopo una vita di stupendo lavoro combattendo per ciò in cui credeva, è morta amata da tutti.

È anche il dispiacere, tuttavia, di aver perso una delle più brillanti anarchiche che il mondo abbia mai conosciuto. Specialmente adesso, mentre si profilano quei tempi duri di cui lei parlava. Ad essere sinceri Ursula Le Guin non si è mai, da come ho potuto capire, definita anarchica perché non sentiva di meritarselo, diceva che non aveva fatto abbastanza. Le chiesi se per lei andasse bene che noi la considerassimo tale. Disse che ne sarebbe stata onorata. Ursula, te lo giuro, l’onore è nostro.

Quando penso alla narrativa anarchica, la prima storia che mi viene in mente è un racconto semplice chiamata “La foresta Ile”, che comparve nella raccolta di racconti di Le Guin del 1976 chiamata “Orsinian Tales”. La storia narra di due uomini che discutono del crimine e della legge. Uno di loro suggerisce che alcuni crimini sono semplicemente imperdonabili. L’altro rifiuta questo pensiero. L’omicidio, sicuramente, che non attiene all’autodifesa, argomenta il primo, è imperdonabile. La voce narrante della trama prosegue raccontando la storia di un omicidio – ignobile, misogino – che ti lascia a disagio e con la consapevolezza che no, in quel caso particolare, non ci sarebbe giustizia con la vendetta o con ripercussioni legali contro l’assassino. In poche migliaia di parole, senza nemmeno dare l’impressione di provarci, mina la fiducia del lettore sia nei sistemi legali codificati sia nella giustizia del vigilante.

Non è che Le Guin abbia portato la politica nel suo lavoro. È lo stesso spirito che ha animato sia la sua scrittura che la sua politica. In un post nel suo blog del 2015 “Utopiyin, Utopiyang” scrive: “Il modo di pensare che stiamo finalmente cominciando ad adottare su come passare dagli obiettivi del dominio umano e della crescita illimitata a quelli dell’adattabilità umana e della sopravvivenza a lungo termine è un passaggio da yang a yin, quindi implica l’accettazione della non-permanenza e dell’imperfezione, della pazienza con incertezza e improvvisazione, dell’amicizia con l’acqua, l’oscurità e la terra.” Questo è lo spirito anarchico che ha animato il suo lavoro. L’anarchismo, per come la vedo io, riguarda la ricerca di un mondo migliore accettando la non-permanenza e l’imperfezione.

Trascorro molto del mio tempo a pensare, leggere ed imparare dagli altri come la finzione può interagire con la politica. Non voglio mettere Le Guin su un piedistallo – lei stessa, in modo chiaro e perfetto, rifiutava di essere considerata un genio nel suo lavoro – ma nessuno ha mai scritto, in materia di narrativa politica, con la stessa profondità di una metafora ben descritta come ha fatto lei.

Il libro di cui parlo più comunemente è “The Dispossessed”[2], perché è il romanzo utopistico anarchico più ampiamente letto in lingua inglese. Quando un’anarchica come Le Guin descrive la sua utopia, è esplicitamente “un’ambigua utopia”. Dice così, proprio sulla copertina. È la storia di uno scienziato anarchico in conflitto con la sua stessa società anarchica e le soffocanti convenzioni sociali che maturano al posto delle leggi. È la storia di una società anarchica che, nonostante sia lungi dall’essere

perfetta, vince nel paragone rispetto al capitalismo ed al comunismo di stato.

È anche una storia su come possono essere belle le relazioni monogame quando non siano obbligatorie. Quando gli anarco-curiosi mi chiedono un romanzo da leggere che esplori l’anarchismo, non sempre lo suggerisco, dal momento che il mondo anarchico rappresentato è così cupo. È un testo troppo anarchico per fungere da propaganda.(Rimando spesso e volentieri a “La quinta cosa sacra” di Starhawk).

Le Guin era inoltre pacifista. Personalmente non lo sono, ma rispetto la sua posizione. Credo sia proprio il suo pacifismo che l’ha aiutata a scrivere circa la violenta lotta anticoloniale con tutte le sue sfumature, come ha fatto ne “Il mondo della foresta”. C’è un’intrinseca benevolenza nella violenza in quel libro, dove mette in scena una razza aliena indigena (ispirazione per gli Ewok di Star Wars, incidentalmente, nel caso in cui avessimo bisogno di ulteriori prove sul fatto che gli anarchici anticipano tutto) contro gli invasori umani. La gloria della battaglia è attenuata, resa realisticamente. La sua Gloria è una gloria pericolosa come lo è la violenza attuale, proprio così come dovrebbe essere.

Le Guin e altri autori hanno spalancato nuove strade nel mostrare ciò che potrebbe essere la fantascienza, introducendo le scienze sociali come uguali alle scienze “dure”. Il suo romanzo “La mano sinistra delle tenebre” parla di persone che alternano il loro genere sessuale tra maschio e femmina. Da quanto ho capito, è stato un lavoro senza precedenti quando è stato scritto nel 1969.

Non l’ho amato allo stesso modo in cui ho amato altri suoi libri, ma non sono sicuro di poter immaginare come sarebbe il mondo se non fosse mai stato scritto. Non so indicare un altro lavoro che ha fatto di più per seminare l’idea che il genere possa e debba essere fluido. È possibile che la mia vita da donna transessuale non binaria sarebbe stata completamente diversa se non avesse scritto quel libro.

La falce dei cieli” è finzione psichedelica al suo meglio ed è una parabola del potere detenuto dagli artisti e da coloro che riescono ad immaginare altri mondi. Profeticamente, esplora una società distrutta dal riscaldamento globale.

Per i bambini più fortunati della mia generazione, la serie fantasy di Le Guin, Earthsea ha rappresentato il ruolo che Harry Potter ha attualmente per i più giovani di me. Vorrei averlo letto da bambino, anche se non rimpiango quanto spesso lessi “The Hobbit”. Nel mondo di Earthsea, i cattivi che minacciano il mondo hanno l’incedere degli eroi che devono salvarlo.

Le cose che Le Guin ha scritto e che hanno significato molto per me, tuttavia, sono i suoi racconti. Se volete capire perché tante persone hanno pianto per la sua morte, basta leggere “Quelli che si allontanarono da Omelas”. É semplicemente perfetto e non lo dico in modo iperbolico. Un racconto breve e meraviglioso ed è esattamente il tipo di racconto che può cambiare il mondo.

Quando ero un bambino anarchico, volevo sapere cosa c’entrava l’anarchismo con la finzione narrativa. Le mie idee si formarono parlando con persone intelligenti e speciali, così anche oggi decido di porre loro le mie domande. Scrissi una lettera a Ursula Le Guin e l’ho inviata alla sua casella postale. Mi ha contattato per e-mail e l’ho intervistata per quello che immaginavo potesse diventare una fanzine.

Quella fanzine divenne il mio primo libro, che diede inizio quello che poi è diventata sia la mia carriera sia, presumibilmente, il lavoro della mia vita. Non aveva letteralmente nulla da guadagnare aiutandomi, incoraggiandomi e prestando la sua enorme credibilità sociale al mio progetto. Mi piace pensare che fosse entusiasta di parlare esplicitamente di anarchismo in un modo in cui spesso lei non faceva ed io francamente proiettavo le mie speranze su di lei.

Penso alla sua gentilezza nei miei confronti come un atto di solidarietà tra due persone che combattono la stessa battaglia. Questo è il motivo principale del perché ho pianto così tanto alla sua morte.

Più tardi nel progetto del libro, cominciai a chiedermi perché mi interessava se questo o quell’autore si identificava come anarchico o lavorava per progetti anarchici. Sono sempre stato poco interessato ai confini della nostra ideologia e più interessato alle parole e ai fatti che incoraggiano il libero pensiero, agli individui autonomi che agiscono in modo cooperativo. Indipendentemente dal fatto che Le Guin si definisse (o che possiamo definirla) anarchica, non cambia ciò che ha scritto o il modo in cui ha influenzato il mondo. Molti dei migliori e generosi scrittori, attivisti e amici che conosco non si definiscono anarchici e questo non cambia l’amore che provo per loro. Inoltre non sono mai stato particolarmente entusiasta della cultura della celebrità, dell’adorazione degli idoli o della fama come concetto.

Eppure ci tengo al fatto – mi interessa ancora oggi – che Le Guin fosse anarchica. Alla fine ho capito perché mi interessa così tanto. Perché quelle storie che hanno significato tanto per me sono state scritte da qualcuno che è sulla mia stessa linea di pensiero con cui condivido molte speranze e sogni particolari. Mi interessa perché posso usare le sue stesse parole per smentire chiunque tenti di recuperarla in qualche altro campo – diciamo, capitalista liberale o comunista di stato – e usare la sua celebrità per promuovere cause che non ha sostenuto o attivamente contrastato.

Mi interessa perché i successi degli anarchici sono stati scritti di volta in volta fuori dalla storia ufficiale e Le Guin è famosa per i suoi innegabili e specifici traguardi che saranno davvero difficili da cancellare. Forse è adorazione degli eroi. Forse è crogiolarsi nella luce riflessa. Non lo so. So solo che mi rende orgoglioso di essere anarchico.

Non ho molti eroi. Rispetto alla maggior parte dei miei scrittori preferiti, io aspiro ad essere un loro pari. Ursula Le Guin era il mio eroe. È stata la mia ispiratrice senza saperlo. Ha incoraggiato la mia scrittura sia direttamente, dicendosi entusiasta per quello che avrei scritto, sia indirettamente, raccontando il perché la scrittura è qualcosa in cui vale la pena cimentarsi, oltre che col suo libro su come scrivere: “Steering the Craft”

In questo momento, sto pensando a quello che diceva sull’importanza delle parole. Mentre faccio un passo indietro dalla maggior parte delle organizzazioni, ripenso a quello che mi ha detto un decennio fa: I militanti anarchici sperano sempre che io possa essere un attivista, ma credo si rendano conto che sarei un pessimo militante e mi permettano quindi di tornare a scrivere ciò che scrivo”.

Ma sapeva che le parole da sole non sono sufficienti. L’arte è parte del cambiamento sociale, ma da sola non basta. Le Guin ha anche fatto un lavoro ingrato, partecipando a dimostrazioni e venendo in aiuto di ogni organizzazione che lo richiedeva. È quella dicotomia che la rende il mio eroe. “Voglio che tutti mi lascino ai miei scritti e non si aspettino che io sia parte di un organizzazione, ma voglio anche rendermi utile in altri modi.”

La scorsa notte, tre di noi ci siamo scambiati alcuni messaggi dopo la sua morte. “Dipende da noi adesso”, abbiamo detto. “Dobbiamo lavorare ancora di più senza di lei adesso”, ci siamo detti. I messaggi a volte sono come sussurri. Nel cuore della notte, diciamo le cose che ci spaventano.

Nel 2014 Le Guin disse al mondo intero: “Sono in arrivo tempi duri e avremo bisogno delle voci di scrittori capaci di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere, di là di una società stretta dalla paura e dall’ossessione tecnologica, altri modi di essere e immaginare persino nuove basi per la speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. Poeti, visionari, realisti di una realtà più grande.”

Non mi sento pronto, ma nessuno lo sarà mai davvero. Invece la verità è: insieme siamo pronti. Ci sono scrittori che ci ricordano cos’èl la libertà. Forse ora più che mai. Ci sono storie che devono essere raccontate e noi lo faremo. Walidah Imarisha le racconterà. Adrienne Marie Brown lo farà. Laurie Penny, Nisi Shawl lo faranno. Cory Doctorow, Jules Bentley, Mimi Mondal, Lewis Shiner, Rebecca Campbell, Nick Mamatas, Evan Peterson, Alba Roja, Simon Jacobs e molte più persone di quante ne conosco lo faranno.[3] Tutti noi lo faremo , con qualsiasi mezzo. Ricorderemo la libertà. E forse la raggiungeremo.

Margaret Killijoi [1]

NOTE

[1] Margaret Killjoy è una compagna anarchica nordamericana transessuale, scrittrice ed editrice.

[2] Vedi VOCCIA, Enrico, Fantascienza ed Anarchia – 5, in Umanità Nova scorso.

[3] Questo elenco non significa che ci sia da parte degli autori una specifica affiliazione politica, ma è solo per rammentare di quegli scrittori che io credo si ricorderanno di scrivere sulla libertà.