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Il Tav, i due compari e la truffa elettorale

Un tira e molla durato settimane. Come una margherita sfogliata a San Valentino, i due vice presidenti del consiglio hanno recitato con cura un copione già scritto. No Tav, Si Tav, No Tav, Si Tav. Vediamo chi vince, vediamo chi resta con il gambo in mano.
Ieri, con la decisione di TELT, la società italo francese incaricata della costruzione della Torino Lyon di far partire gli “avis de marchés” gli inviti a presentare le candidatura per i lotti francesi del tunnel di base della Torino-Lione, i giochi parevano fatti.
Salvini ha dichiarato che i lavori per la realizzazione del tunnel di base sarebbero partiti presto, che l’opera non aveva subito alcuno stop.
Di Maio invece dichiarava che le “dichiarazioni” di interesse raccolte da Telt non rappresentavano alcun impegno né vincolo che obbligasse l’Italia e la Francia, principali azioniste di TELT, a pagare penali in caso di recesso. Secondo DI Maio il Tav non si farà.

Un fatto è certo: l’opera va avanti, nonostante le chiacchiere del movimento 5 Stelle sullo stop imposto agli alleati di governo. È anche certo che non si pagheranno penali se tra sei mesi non verranno lanciati i bandi.
L’informazione di radio Blackout ha posto queste domande al professor Tartaglia del Politecnico di Torino, tecnico No Tav.
La sua risposta è stata tanto semplice, quanto complesse sono state le giravolte elettorali dei due compari in competizione per le europee e le regionali piemontesi.

TELT ha seguito la procedura normale. Sì normale. La stessa che sono tenute a seguire per legge tutte le società che devono lanciare una gara d’appalto: prima si chiedono le dichiarazioni di interesse da parte delle ditte, poi, dopo sei mesi, si fanno i bandi. Una procedura standard, ben nota agli addetti ai lavori, che sicuramente sia Di Maio sia Salvini hanno consultato.

Il Tav va avanti secondo il binario previsto. Punto.

Nel frattempo ci saranno le elezioni e i due compari faranno i conti e li regoleranno, anche sul Tav, a bocce ferme.

Tutto a posto? Mica tanto!
Tartaglia ci ha spiegato che i bandi, se verranno fatti, allo stato attuale sarebbero illegali, perché il trattato sottoscritto da Italia e Francia sulla Torino Lyon prevede che i lavori possano cominciare solo se ci sono i soldi necessari e coprire l’intero costo dell’opera. Questi soldi oggi non ci sono.
Solo l’Italia ne ha buttato sul piatto una parte, mentre Francia e Unione Europea non hanno ancora scucito un euro.
I finanziamenti per il 2019 di cui blaterano i media sono ancora quelli per la fase preliminare e probabilmente sono già persi, vistai i due anni di ritardo accumulati da TELT. Comunque si tratta di piccole somme rispetto agli 8 miliardi e rotti che dovrebbe erogare l’UE per il tunnel di base.

Tutto a posto? Mica tanto!
In questa partita manca la variabile che nessuno sinora è riuscito a piegare alle proprie logiche: il movimento No Tav, che sa bene che solo l’azione diretta, senza deleghe, può cambiare davvero le sorti di quest’angolo di Nord Ovest.

L’informazione di radio Blackout ne ha parlato con Nicoletta Dosio, storica esponente del movimento, che questa mattina faceva parte del gruppo recatosi in Clarea, per monitorare le attività di TELT nella zona dei Mulini, dove nidifica la farfalla Zerinzia, rara e bella.

Ascolta qui la diretta con Angelo Tartaglia e Nicoletta Dosio:

tratto da
www.anarresinfo.noblogs.org

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