Note Bandite

Buon Centenario Umanità Nova 1 – Cento di questi secoli!

Umanità Nova in questi giorni ha compiuto cento anni esatti, esistono vari tributi musicali al giornale provenienti da tutto il mondo, e con un paio di articoli li presenteremo uno dopo l’altro. Per introdurre il tema partiamo da una cassetta che venne autoprodotta negli anni ’90 “per aiutare Umanità Nova, settimanale Anarchico, in grave deficit finanziario. Riteniamo questa fonte di informazioni molto importante per la libertà di espressione e comunicazione di tutti noi”. Con le parole del “Nucleo Recupero Cadaveri”, che curò la compilation “Per non farci chiudere la bocca” possiamo incominciare a sentire la colonna sonora del compleanno…

1 SILVANO SECCHIARI – E QUEST’ANNO A GRAGNANA

2 PRIMITIV BUNKO – UMANITA’ NOVA

3 JUVENTUDE MALDITA – UMANITA’ NOVA

1 SILVANO SECCHIARI – E QUEST’ANNO A GRAGNANA

E quest’anno a Gragnana / si farà una grande festa / sono gli anarchici del gruppo “Malatesta”. La canzone di Silvano Secchiari, pastore di Gragnana, fa riferimento alla festa che veniva organizzata, nei castagneti limitrofi alla frazione di Carrara, per raccogliere fondi per il settimanale. “E non è una festa nuziale / e nemmeno clericale / l’abbiamo organizzata / per l’aiuto del giornale”. Una testimonianza particolare di un evento che raccoglieva incontri, spettacoli e concerti dal 1966, anno della prima edizione. I versi ribadiscono la fedeltà reciproca tra gli attivisti del Circolo Malatesta e l’informazione di Umanità Nova: “Un giornale che non mentisce / e nemmeno ti tradisce / dice solo la verità / uguaglianza e umanità / Nella festa non c’è imbroglio / non c’è interesse di portafoglio / si parla solo di anarchica / per combatter la borghesia”. Sul finire degli anni ’80 si tenne l’ultima edizione ma il circolo resta aperto, sin dalla fine dell’Ottocento, e i suoi nemici sono sempre gli stessi: “E lo Stato e il Vaticano / coi fascisti van per mano / con l’aiuto dei questori / picchiano i lavoratori / “Ma nessuno ci può fermare / siamo pronti a lottare / le manette di polizia / non la ferman l’anarchia”.

2 PRIMITIV BUNKO – UMANITA’ NOVA

I Primitiv Bunko sono stati un gruppo crust punk francese attivo negli anni ’90. Le loro canzoni sono tendenzialmente molto brevi con chitarre sferzanti, pelli dei tamburi martellate e i testi sono affidati a due voci opposte, una sgraziata e soffocata è affiancata da una urticante e frenetica. Le loro canzoni, come da tradizione per questo genere musicale, sono contro le religioni (Rendons les Cloches Silencieuses), il fascismo (Fuck Mein Kampf), le guerre (Armement Unilateral, Homo Militaris) e antispeciste (ALF, Animal Freedom, Violence Auto-Justifiee). L’avversione per il militarismo è il tema più ricorrente, immagini fotocopiate di soldati, dei più svariati eserciti e guerre, campeggiano sulle copertine di cassette e 7 pollici della loro discografia.

La band di Clermont-Ferrand ha dedicato una canzone ad Umanità Nova, una canzone in francese dedicata ad Errico Malatesta e al giornale che dà il nome al brano. “Umanità Nova” compare nello split con gli Attentat Sonore, a cui dà anche il titolo: “Neither War Nor Peace… Umanita Nova!”; e anche come registrazione live nella cassetta divisa a metà con gli Empty Cage. Entrambe le versioni sono poi presenti nella prima di due cassette che compongono la “Chaosgraphy”, una raccolta della loro produzione dal 1993 al 2000.

La canzone risulta incomprensibile per la truce qualità delle registrazioni, ma grazie alle parole del libretto, che accompagna l’ascolto, sappiamo a cosa faceva riferimento e cosa voleva dirci la band. Nel booklet dichiarano loro stessi che la maggior parte dei loro testi sono scritti in un francese colloquiale e dunque intraducibili. Nelle pagine del libretto di “Neither War Nor Peace… Umanità Nova!” sotto ad un collage di mirini in cerca di uomini da colpire, svastiche cestinate, gli indirizzi a cui contattare la band, disegni di soldati che sparano all’impazzata come soldatini giocattolo, e i testi delle altre canzoni, è riportata una frase di Malatesta in francese datata giugno 1930. “Se non potremo impedire la costituzione di un nuovo governo, se non potremo abbatterlo subito, dovremo in tutti i casi negargli ogni concorso. Negare il servizio militare, negare il pagamento delle imposte. Non obbedire per principio, resistere fino in fondo a qualsiasi cosa le autorità vogliano imporre e rifiutare categoricamente ogni posto di comando”. «Questo testo racconta la nostra attitudine nei confronti di ogni governo, ed è dedicata all’anarchia e a tutti gli attivisti anarchici nel mondo», queste le parole dei Primitiv Bunko che, dopo aver tradotto Umanità Nova e spiegato la correlazione con Malatesta, affermano di provare un profondo rispetto per lui.

Se non possiamo abbattere il capitalismo, possiamo e dobbiamo esigere, per noi e per tutti quelli che lo vogliono, il diritto di usare gratuitamente i mezzi di produzione necessari a una vita indipendente. Consigliare quando avremo consigli da dare, insegnare se sappiamo più degli altri; dar l’esempio della vita per libero accordo; difendere, anche colla forza, se è necessario e se è possibile, la nostra autonomia contro qualunque pretesa governativa”.

3 JUVENTUDE MALDITA – UMANITA’ NOVA

Sul finire degli anni novanta nascono i Juventude Maldita, band brasiliana che da allora propone un connubio di punk rock & anarquia come loro stessi si definiscono. Il trio sudamericano riesce a combinare temi sociali e politici, interpretati dall’aggressiva voce principale attorniata da cori più melodici, con la ritmica e la velocità del punk rock.

Già dalle copertine e dai titoli degli album le loro idee politiche appaiono inequivocabili: si passa da “Germinal” allo split “Total Punk” con i Resistência, che in copertina ha una rielaborazione della celebre foto della presa del Reichstag da parte dell’Armata Rossa, dove a sventolare è però una bandiera nera con la “A” cerchiata e a issarla sono dei punk crestati. Altre ispirazione europee provengono dalla scelta delle cover come “A las barricadas” e “If the kids are united” degli Sham 69, anche questi due brani sintetizzano bene il loro genere musicale e l’orientamento politico, ovvero l’inno più conosciuto degli anarchici in Spagna e la colonna sonora degli skins e punks antirazzisti.

Nel loro primo singolo “Resistência Antifascista” l’ultimo pezzo si intitola “Umanità Nova”. “Nós que somos as veias abertas desse mundo, / Somos filhos bastardos de um sistema sujo, / Onde nada tem valor, mas tudo tem seu preço” (Noi che siamo le vene aperte di questo mondo, / siamo figli bastardi di un sistema sporco, / in cui nulla ha valore, ma tutto ha il suo prezzo”). Con strofe sanguigne e crude esprimono chiaramente il senso che aveva anche un secolo fa il nome del giornale. “Nosso sangue lubrifica as engrenagens / E lava a sua culpa, em celas imundas”

(Il nostro sangue lubrifica gli ingranaggi / e lava le sue colpe in celle immonde). Il ritornello in particolare esprime un forte senso di internazionalismo rivolto a tutta l’umanità: “Somos milhões de esperanças! / De um futuro de mudanças!” (“Siamo milioni di speranze! / Di un futuro di cambiamenti!”).

La canzone della “Gioventù maledetta” è più lenta rispetto ai loro standard e il ritmo in levare le conferisce un tono ska che si sposa perfettamente con la voce. Inoltre è presente per quasi tutta la canzone un coro che più che Oi! risulta tribale, l’ultima strofa sembra ispirarsi al finale della canzone di Secchiari: “Mas não há prisões / para nossas mentes, / para nossas almas, / não há correntes” (“Ma non ci sono prigioni / per le nostre menti, / per le nostre anime, / non ci sono catene”).

Gli ultimi versi sembrano dare voce al giornale: “Nós somos a voz / de quem nunca se rendeu / De quem não calou a boca, / de quem nunca se vendeu” (“Siamo la voce / di quelli che non si sono mai arresi / Di quelli che non hanno taciuto, / di quelli che non si sono mai venduti”).

 

Resistenza 7 – Dax Odia Ancora

Nella notte tra il 16 e il 17 marzo del 2003 Davide “Dax” Cesare viene ucciso a coltellate dopo essere uscito da un bar con alcuni amici. Fuori c’erano tre fascisti armati di coltelli. Davide muore in pochi minuti, gli altri due ragazzi rimangono feriti, di cui uno in modo grave. Ma per quella sera la Giustizia continuerà a tenere gli occhi chiusi, numerose pattuglie accorse fanno ritardare l’arrivo dei soccorsi e al pronto soccorso dell’ospedale gli amici dei feriti verranno inseguiti e percossi dagli agenti. Per quei fatti, nel 2008 due compagni saranno condannati a 3 anni e 4 mesi, oltre a dover pagare 100.000 euro di multa, mentre le forze dell’ordine saranno assolte.

Il solco inciso quella notte nelle coscienze degli antifascisti è tale da lasciare un segno indelebile, da allora quella è diventata la “Notte nera di Milano”. Anche la musica si è fatta carico di fare giustizia e raccontare la verità su “un altro ribelle ucciso”.

1 LUMPEN – DAX ODIA ANCORA

2 ACERO MORETTI – 16 Marzo 2003

3 ASSALTO AL CIELO – 1945

1 Lumpen – Dax odia ancora

Dopo la “Notte nera di Milano” i muri della città iniziano a tener vivo il ricordo di Davide, e a dire la verità sulla sua uccisione. Murales con il suo volto o il suo nome riempiono la città (alcuni tuttora visibili) con una didascalia: “ucciso perché militante antifascista”; o più semplicemente “Dax Vive”. Un altro slogan molto diffuso nei cortei e nelle iniziative, per l’attivista dell’O.R.SO (Officina di Resistenza Sociale, centro sociale milanese) ucciso dai neofascisti, dà il titolo a “Dax odia ancora” dei Lumpen. Incisa nel loro primo album, “In ogni caso nessun rimorso”, risulta uno dei loro brani migliori, tanto che li rappresenta anche nelle loro apparizioni in compilation Oi! internazionali. I Lumpen, originari di Cosenza, fin dalle origini sono caratterizzati dal connubio di orgoglio ultras e impegno politico, che trova nel street-punk per skinhead un terreno fertile. L’amore per la propria città, il rifiuto per il calcio moderno vanno di pari passo con l’antifascismo e le lotte dei reietti. I cosentini hanno infatti scelto il loro nome abbreviando la definizione di sottoproletariato (Lumpenproletariat in tedesco, i “proletari degli stracci”, secondo la traduzione letterale). Essi infatti rivendicano le proprie origini dal basso e sono zeppi di rabbia ed umiltà. Ma questi “proletari cenciosi” non sono privi di coscienza di classe, come da definizione, anzi sanno benissimo da che parte stare. “Non ti dimenticare / è ora di reagire / la lotta è nelle strade / difendi il tuo ideale / è lì che è il tuo nemico, / il primo della lista, / resta a testa alta / lotta antifascista!”.

Lontani per distanza / uniti nella lotta / uccidono un ribelle / ancora un’altra volta”, il sapore del pezzo è quello di un inno stradaialo pieno di cori e con versi semplici, che ha l’amaro in bocca perché deve piangere un altro compagno. “Lacrime di odio / non ci avete distrutto…” La voce urla, la stessa storia già sentita troppe volte: hanno ucciso un altro antifascista. Ecco che un celebre slogan di decenni addietro resta attuale: “…ma pagherete caro / pagherete tutto!”.

Il ritornello, ripetuto allo sfinimento, sembra anch’esso rifarsi alla tradizione di un altro canto per dei martiri antifascisti di 40 anni prima, i morti del luglio del ’60 a Reggio Emilia: “Non l’avete ucciso / è qui con noi, / Dax odia ancora!”.

2 Acero Moretti – 16 marzo 2003

Acero Moretti è un rapper di Rozzano che dal 2003 ha iniziato a calcare i palchi spingendo dalle casse flussi di rime furiose e antagoniste. Come simbolo ha una foglia dell’albero da cui prende il nome, divisa in diagonale, metà rossa e metà nera.

Da sempre fa parte del collettivo Microplatform, nato dall’unione degli italiani di Micro-Solco e l’argentina The Platform, “un progetto di musica antifa che vuole essere un’altra risposta alla repressione”. Le iniziali “M” e “P” sono combinate in modo da apparire come un pugno chiuso che ha per sfondo una stella rosso-nera. Il collettivo fa parte del “Rap Militante Internazionale” e apre “un fronte in supporto ai militanti arrestati”, anche Acero è ospite fisso in molte tracce delle due loro compilation “Resisto”, dedicate a Dax.

La data dell’uccisione di Davide diventa il titolo di una canzone di Acero, una di quelle a cui è più affettivamente legato, in quanto parla di un avvenimento che ha segnato un punto determinante nella sua vita.

L’inferno e il paradiso / un accenno di sorriso / non hai niente da ridere / ma chiaro è un obbiettivo / nel centro del mirino sempre lo stesso bersaglio / gli infami per le strade la meglio non l’avranno / non basteranno mille blindati, / i proiettili deviati, / le soffiate degli sbirri infiltrati”. Le strofe sembrano generiche, adattabili anche ad altre situazioni, ma tra le righe si colgono dettagli che, per chi conosce la storia, suonano inequivocabili: “Scorrono le ore i giorni / tutto sembra resti uguale / il tempo passa ma è il ricordo che fa male / la stessa rabbia che ti assale / quando un tuo compagno è steso / su un letto di ospedale”.

E adesso basta ormai il dado è tratto / col sangue sparso il 16 di marzo / è nei nostri cuori / su cui è scolpito / la vendetta calda o fredda / è un piatto che va servito”.

Il rapper sa anche essere autoironico, questo brano è infatti inciso nel suo primo album che si intitola “The Best Of”, strano titolo per un esordio. La seconda traccia è “Se adesso ridi”, brano che mantiene la stessa durezza del testo e che è incentrato sullo stesso argomento. “E’ vero nella vita si hanno quattro punti fermi / primo chi sono gli amici / secondo chi sono i vermi / terzo la memoria, il ricordo di chi è caduto / quarto un sentimento d’odio verso chi non ha pagato”.

Le rime sparano a zero contro chi si sente gonfio di onore girando armato e aggredendo chi è diverso. “Fai il lavoro sporco per i ricchi e questo basta / questo fa un infame con la lama in tasca / perché sei solo un infame con la lama in tasca”. “Nella vostra testa c’è solo sopraffazione / mentre un antifascista parla di rivoluzione…” infatti la bandiera per Dax, ancora oggi diffusa in cortei e situazioni antifasciste, riporta sul bordo una scritta circolare: “antifascismo è anticapitalismo”; che, essendo su un cerchio, si può leggere anche al contrario.“…Zero privilegi, zero scuse, zero seggi / per la rabbia dei compagni che marciscono dentro ai raggi”.

3 ASSALTO AL CIELO – 1945

Nel 2009 gli Assalto al Cielo pubblicano “Chaos Nazionale”, cinque canzoni che sfoderano la furia punk del quartetto per una decina di minuti complessivi. Uscito per il Nucleo Pisano Hardcore, il cd raccoglie diversi temi: dal rifiuto delle autorità politiche e militari, ai morti sul lavoro, fino all’importanza dell’autoproduzione.

Il brano mediano è “1945”, la canzone inizia con una lunga introduzione formata da un collage di registrazioni variegate. In apertura sono presenti monologhi di film, affermazioni di Berlusconi, notizie lette nei telegiornali, slogan durante cortei e sirene che suonano all’impazzata. Poi gli Assalto al Cielo attaccano con sferzate strumentali e la voce non ha pietà, né nella forma né nei contenuti. “1945 l’Italia strappava dai polsi le sue cinghie / e in Piazza Loreto l’obeso dittatore / pendeva per i piedi, il popolo in furore”. Un testo chiaro che si focalizza sia sull’importanza della lotta di Liberazione che sul ricordo dei nostri martiri. “Ricorda i partigiani e i combattenti / ci han dato libertà pagando con i morti / 63 anni di lotte e memorie”. Ma per quanto la morte del Duce, e il crollo del regime, siano indelebili nella memoria collettiva, il fascismo non è stato sepolto con loro.

Il brano fa nell’ultima parte un balzo in avanti agli anni 2000, citando i nomi di due vittime del neofascismo italiano, Davide Cesare e Renato Biagetti: “Per Dax, Renato e tutti gli altri morti / azione diretta e controinformazione / è questa la ricetta per la tua vendetta!”.

Una canzone che diventa un vero e proprio atto di giustizia e controinformazione nei confronti di chi, per i media, è morto in “una rissa tra balordi”.

 

di EN.RI-OT