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Il culto della proprietà economica

Nel Febbraio 2008, a Nicolosi (provincia di Catania) un gioielliere uccide due ladri e ne ferisce un altro.[1] Dopo 11 anni e due processi, il gioielliere viene condannato a 13 anni.[2]

Se nel periodo in cui vennero uccisi i due ladri, i social erano ancora in fase di potenziamento, relegando i cori di indignazione contro la rapina a quotidiani come “Il Giornale” [3] e ad altri mezzi [4], oggi giorno abbiamo un’evoluzione.

Partendo dalla dichiarazione del gioielliere:

Non mi è mai passato per la testa e non ho mai agito volontariamente. A quanto pare nessuno l’ha recepito. Come è possibile logicamente accusare qualcuno di voler fare del male se non ce n’è motivo? Se tu scappi io non ho motivo di seguirti. Dove sta la mia volontarietà di fare del male? Io sono stato sempre ligio alle leggi ma se la legge dice che io sono colpevole, io sono colpevole. Sono stato condannato. Per quale motivo, pero’, non lo so. Io non ho ucciso qualcuno che, poverino, stava attraversando la strada. Per il rimorso mi sarei ucciso anch’io. Ma mi vogliono condannare e in questo caso ben venga la condanna.”[5]

giornali, politici e commentatori si sono scatenati sui social, solidarizzando con il gioielliere e invocando la legittimità della difesa armata.

Il linguaggio utilizzato provoca determinate emozioni (pietismo, infervorare, rabbia, felicità etc), trasformando chi riceve questi messaggi in consumatori/consumatrici incapaci di uscire da quella sorta di binarismo dell’accettazione e/o negazione di una parte del dominio odierno.

Al tempo stesso, questa esacerbazione delle visioni securitarie e della proprietà privata, rientrano nella logica politica ed economica di uccidere e giustificarsi/auto-assolversi allo stesso tempo.

La proprietà è mia e la gestisco come mi pare!” direbbe il più scalmanato e gretto di questi proprietari. Eppure, nella loro volgarità e compiacenza, dimostrano un realismo crudo che va al di là di qualsiasi codice giuridico, diventando un tutt’uno, un essere che ha o un avere che è; la mescolanza tra essere-avere porta l’individuo ad immedesimarsi nel feticcio da lui creato.

Questa immedesimazione si trasforma in alienazione e, successivamente, in frustrazione perchè l’individuo sa di non essere eterno come la proprietà, diventando una sorta di Mazzarò moderno:

Di una cosa sola gli doleva, che cominciasse a farsi vecchio, e la terra doveva lasciarla là dov’era. Questa è una ingiustizia di Dio, che dopo di essersi logorata la vita ad acquistare della roba, quando arrivate ad averla, che ne vorreste ancora, dovete lasciarla![…]Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: – Roba mia, vientene con me! -” [6]

Allora il proprietario cerca in ogni modo di avere eredi – rigorosamente maschi ed eterosessuali in quanto continuatori della “stirpe” -, intessendo rapporti sociali e politici a destra e a manca -non curandosi se siano accettati a livello legale o normativo.

Le frodi, le minacce e gli intrallazzi giustificano il furto di tempo e di lavoro dell’attuale meccanismo economico. Ed è in questo che il proprietario giustifica i suoi atti. Ma cosa succede quando si trova vittima di furti o appropriazioni a suoi danni?

Occorre dividere ciò in due tipologie: legale e non-legale. Nella prima tipologia troviamo le tasse di cui il proprietario si lagna continuamente, richiedendo alle compagini politiche di abbassarle ulteriormente e cercando di utilizzare ogni mezzo possibile per non pagarle (attraverso la corruzione, la delocalizzazione, il riciclaggio etc); nella seconda troviamo le rapine commesse da non-proprietari ovvero atti imprevedibili e fuori dal controllo dei proprietari.

La paura per quest’ultima tipologia si manifesta non solo con la richiesta a gran voce di forze dell’ordine e norme penali contro i non-proprietari ma anche, soprattutto, con l’utilizzo di armi da fuoco per una supposta “difesa personale” – come se fossero attori di un film poliziesco italiano degli anni ’70! E quando a qualcuno di loro va male perchè condannato da quel sistema giudiziario supportato fino a quel momento, ecco intervenire in loro aiuto giornali, politici e social che richiedono come una mandria belante manette e pistole (e morte violenta anche) verso coloro che rubano o rapinano.

Il principio dell’inviolabilità della proprietà privata ha potenziali conseguenze,” scrive Tiziano Antonelli in “Licenza di uccidere”[7], “anche sulla normativa e la giurisprudenza in tema di sicurezza del lavoro e tutela ambientale. Entrambe si basano sul principio della subordinazione della proprietà privata e dell’attività dell’impresa all’interesse sociale ed alla tutela della salute che è considerato dalla Costituzione un diritto fondamentale. Introdurre la “difesa sempre legittima” significa anche dare una copertura politica e istituzionale al processo di revisione che è già in atto, nelle sentenze e negli accordi firmati dai sindacati di regime.

Il culto della proprietà e il dileggio morale e repressivo di una società ed economia basate sul furto legalizzato è salvo!

E ciò ci riporta in mente il monologo di Gigi Proietti nel finale del film “La proprietà non è più un furto”:

è a noi [ladri] che la società deve l’ordine costituito e l’equilibrio sociale, perché rubando allo scoperto, copriamo e giustifichiamo i ladri che operano coperti dalla legalità.”

Klaus

Note

[1] “Gioielliere reagisce a rapina. Due banditi morti, uno ferito”, La Repubblica del 18 Febbraio 2008. Link: https://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/gioielliere-nicolosi/gioielliere-nicolosi/gioielliere-nicolosi.html

[2] “Catania, uccise due rapinatori. Gioielliere condannato a 13 anni”, La Repubblica dell’11 Dicembre 2019. Link: https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/12/11/news/catania_uccise_due_rapinatori_gioielliere_condannato_a_13_anni-243208900/

[3] “Gioielliere uccide due rapinatori: avevano una pistola giocattolo”, IlGiornale del 18 Febbraio 2008. Link: http://www.ilgiornale.it/news/gioielliere-uccide-due-rapinatori-avevano-pistola-giocattolo.html

[4] Due settimane dopo i fatti, a Nicolosi comparvero delle scritte contro il gioielliere augurandogli la morte e, al tempo stesso vennero trovati, dei volantini dove si invitavano i cittadini ad “armarsi e difendersi.”

[5] “Uccide due ladri, condannato a 13 anni: “Da vittima a carnefice””, adnkronos dell’11 Dicembre 2019. Link: https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/12/11/legittima-difesa-gioielliere-vittima-carnefice_9IDZhmMvAYCQkbQ8B0MXeK.html

[6] “La Roba”, tratto da “Novelle Rusticane” di Giovanni Verga, 1883.

[7] Umanità Nova del 17 Giugno 2018