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Quattro note sul caos mondiale

Brasile: tra crisi e riarmo

Gli ultimi dati sociali ed economici in Brasile tracciano il seguente quadro:

– nel mese di Settembre il tasso di disoccupazione è stato del 14%,[1] mentre gli investimenti diretti nel paese (in cui sono inclusi anche quelli stranieri) hanno avuto un leggero aumento nonostante il crollo avvenuto ad Aprile e nei mesi di Luglio e Agosto;[2]

– La gestione sanitaria riguardante il Sars-Covid-19 è stata pessima. Il governo brasiliano se ne è infischiato letteralmente dei positivi e dei morti da Covid-19, schernendo qualsiasi misura di contenimento.[3] Le critiche da parte del The Lancet al governo brasiliano sono state etichettate dai sostenitori di quest’ultimo come disinformanti e dannose verso il governo Bolsonaro.[4]

La realtà è che questa situazione sanitaria disastrosa, unita alle diseguaglianze sociali e ai tagli fatti ai servizi pubblici,[3] ha danneggiato maggiormente le popolazioni native e delle favelas.[5]

Al governo brasiliano, però, importa più il settore militare. Nel 2019 il Brasile ha speso quasi 27 miliardi di dollari per l’acquisto di materiale militare, piazzandosi al primo posto in Sudamerica per tale spesa.[6]

Nell’anno della pandemia, il governo di Bolsonaro ha deciso di dare dimostrazioni eclatanti e di utilità della forza militare. A Settembre, il governo ha acquistato sei veicoli lanciamissili ASTROS[7] dall’Avibras – azienda brasiliana leader nella produzione di tali mezzi[8] – e ha dato il via a delle simulazioni di guerra dell’esercito in Amazzonia, precisamente al confine con il Venezuela.

Le operazioni “Pantanal” e “Verde Brasil 2”, hanno visto l’esercito brasiliano in campo per combattere gli incendi e reprimere i reati ambientali quali deforestazione e contrabbando di minerali. Tutte queste azioni militari dimostrano uno spreco della spesa pubblica, oltre ad alimentare le tensioni con il Venezuela di Maduro.

Nonostante le critiche piovute contro l’utilizzo della macchina militare, Bolsonaro e soci hanno intenzione di proporre nel Progetto di Legge sul Bilancio del 2021 (in portoghese: Projeto de Lei Orçamentária Anual (PLOA 2021) un aumento del budget del Ministero della Difesa.[9]

Guerra Azerbaijan-Armenia

Fin dalla guerra civile russa (1917-1922), Armenia e Azerbaijan, legati alla Repubblica Federale Democratica Transcaucasica insieme alla Georgia, si scontrarono per il possesso della regione del Nagorno-Karabakh. I bolscevichi, dopo aver battuto l’esercito bianco, ripresero l’area del Caucaso, risolvendo il “problema” della regione contesa da armeni e azeri con la creazione dell’“oblast” autonomo del Nagorno-Karabakh all’interno della Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaijan.

Con la crisi sovietica della fine degli anni ’80, scoppiarono rivolte e proteste nei territori non russi.

Il controllo del Nagorno-Karabakh fu il pretesto per le dirigenze armene e azere di iniziare una serie di conflitti che, in poco tempo, sfociarono in veri e propri atti di violenza genocida come i pogrom anti-armeni di Sumgait, Kirovabad (oggi rinominata Gäncä) e Baku e le morti azere nelle città di Spitak, Gugark e Stepanavan.

In tutto questo, la dirigenza sovietica russa gestì il conflitto in modo fortemente repressivo – come avvenuto a Baku il 19-20 Gennaio del 1990 – peggiorando i rapporti tra le popolazioni armene e azere. Con la dissoluzione dell’URSS, scoppiò la guerra tra Azerbaijan e Armenia (1992-1994) per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh; la brutalità e le torture di ambo le parti superarono persino le violenze che avvenivano in quel periodo negli ex Stati Jugoslavi.

La fine della guerra ed il cambio di modello economico ha permesso alle dirigenze dei due paesi di avviare dei veri e propri processi di cleptocrazia e di controllo delle principali risorse (minerarie nel caso armeno; petrolifero nel caso azero), esasperando sempre più i toni nazionalisti per il controllo del Nagorno-Karabakh – come si visto con la “guerra dei 4 giorni” (2-5 Aprile 2016).

Lo scoppio dell’attuale conflitto (Settembre-Ottobre 2020) ha visto in campo gli slogan propagandisti nazionalisti armeni e azeri, i primi morti da ambo le parti, l’interferenza della Turchia e la paura della destabilizzazione regionale da parte di Russia e Iran.

Per la Russia, il conflitto può danneggiare la stabilità armata imposta in quella zona del Caucaso (specie in Cecenia e in Daghestan). Il governo russo, nonostante sostenga nominalmente l’Armenia, non può permettersi (a livello politico ed economico) di affrontare altri conflitti e questioni spinose come nei casi ucraini e bielorussi.

Per l’Iran, il conflitto può scatenare delle tensioni tra le comunità azere e armene presenti sul suo territorio (per la precisione nelle province dell’Azerbaigian occidentale, dell’Azerbaigian orientale, di Ardabil e di Zanjan), destabilizzando ulteriormente l’economia iraniana.

Per la Turchia, il conflitto significa difendere i rapporti economici con l’Azerbaijan (specie gas e petrolio che arrivano tramite due oleodotti). Non a caso il governo turco, insieme a quello italiano, israeliano e statunitense, ha fornito armi, droni e aeri da combattimento al regime azero. La retorica usata da Erdoğan è stata quella di voler difendere i “fratelli azeri”.

Ma questo tentativo è un modo per cercare, disperatamente, di salvare un futuro crollo economico turco[10] attraverso l’influenza nella regione. In ogni caso la guerra è in fase di stallo e una pace duratura tra i due paesi caucasici non è scontata visto le varie sfere di influenze nella regione (Russia, Turchia, USA, UE).

Nigeria e SARS

La Special Anti-Robbery Squad (SARS), nata nel 1992 come ramo della Polizia Nigeriana per contrastare furti, rapine e sequestri di persone, si è macchiata nel corso degli anni di abusi, torture e omicidi. Queste denunce, fatte da Amnesty International[11] e dagli attivisti e dalle attiviste della Nigeria, hanno portato alla creazione di un’opposizione contro questa sezione della polizia.

Il punto di non ritorno è arrivato nei primi di Ottobre del 2020 con il ferimento e l’omicidio di due ragazzi da parte degli agenti del SARS. Le proteste sono scoppiate immediatamente in tutto il paese. Le risposte della polizia non si sono fatte attendere: gas lacrimogeni, manganellate e cannoni d’acqua.

Il culmine si è raggiunto il 20 Ottobre quando l’esercito nigeriano ha cominciato a sparare contro i manifestanti pacifici riuniti nella città di Lekki, uccidendo decine di persone. Il massacro avvenuto ha scatenato una vera e propria rivolta nel paese africano contro la corruzione dilagante della polizia, la violenza dell’esercito e l’incapacità governativa.

Palestina

L’occupazione dei terreni del villaggio di Beit Dajan (Cisgiordania) da parte dei coloni israeliani, la repressione dell’esercito israeliano contro i raccoglitori di olive nei terreni del villaggio di Burqa (Cisgiordania), lo sciopero della fame del prigioniero “amministrativo” Maher Al-Akhras, la pandemia di Covid-19 in un territorio isolato e densamente popolato come Gaza: questi sono gli ultimi casi che avvengono in Palestina ai danni della popolazione locale.

La repressione israeliana, in tempi di Covid-19, non colpisce solo i palestinesi; fin da quando è scoppiata la pandemia, il governo israeliano ha usato – e lo continua a fare – lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, per sorvegliare milioni di cittadini israeliani.[12] Queste misure orwelliane, unita all’incapacità governativa di supportare le aziende e la popolazione, ha portato di recente alle manifestazioni contro l’entourage di Benjamin Netanyahu.[13]

Sofia Bolten

NOTE

[1] “Pesquisa Nacional por Amostra de Domicílios (PNAD) COVID-19. Setembro 2020”, pag. 27.

Link: https://biblioteca.ibge.gov.br/visualizacao/livros/liv101763.pdf

[2] Alla voce “Investimenti diretti nel paese” (IDP) del “Sistema di Gestione delle Serie Temporali” del Banco Central do Brasil, viene riportato come tra Marzo e Aprile si sia passati da quasi 6 miliardi di dollari a 1,1 miliardo di dollari. Il crollo, avvenuto in piena emergenza pandemica, ha avuto un aumento tra Maggio e Giugno, per poi crollare progressivamente nei mesi di Luglio e Agosto. Link: https://www3.bcb.gov.br/sgspub/consultarvalores/consultarValoresSeries.do?method=consultarGraficoPorId&hdOidSeriesSelecionadas=22885

[3] Riportato nell’editoriale del The Lancet, “COVID-19 in Brazil: “So what?”

Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31095-3/fulltext

[4] Il riferimento a questo è la risposta di alcuni medici brasiliani all’editoriale del The Lancet (vedi nota 3). “Brazil’s COVID-19 response”. Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31919-X/fulltext

[5] Si vedano i punti 46 e 47 del “Lancet COVID-19 Commission Statement on the occasion of the 75th session of the UN General Assembly”. Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31927-9/fulltext

[6] “Military expenditure by country”, pag. 17. Link: https://www.sipri.org/sites/default/files/Data%20for%20all%20countries%20from%201988%E2%80%932019%20in%20constant%20%282018%29%20USD.pdf

[7] Gli ASTROS II sono dei camion in cui sono montati dei lanciamissili capaci di sparare, in modo preciso e in qualsiasi situazione ambientale, cinque tipi di missili di calibro diverso. L’acquisto è riportato nel “Boletim do Exército (BE)” n. 36 (4 Settembre 2020), pagg. 26-27. Link: http://www.sgex.eb.mil.br/sistemas/be/menu_be/

[8] L’Avibras progetta, sviluppa e produce prodotti e servizi di difesa; tra questi vi sono i veicoli ASTROS II. L’azienda, lo scorso anno, ha avuto un guadagno netto di 950milioni di real brasiliani (+51% rispetto al 2018). Vedasi il “Relatório de Sustentabilidade 2019”, pag. 31. Link: https://www.avibras.com.br/site/relatorio_sustentabilidade_2019/pt/documents/Avibras_RA19_port.pdf

[9] Infodefensa riporta che il budget previsto dal PLOA 2021 per il Ministero della Difesa sarà di 110 miliardi di R$ (circa 16 miliardi di euro). Link: https://www.infodefensa.com/latam/2020/10/13/noticia-bilhoes-ministerio-defesa.html

[10] “Erdogan Has Hidden an Economic Disaster Deep in Turkish Banks”. Link: https://foreignpolicy.com/2020/08/11/erdogan-economic-disaster-turkey-banks-debt-dollars/

[11] “You Have Signed Your Death Warrant. Torture and other ill treatment by Nigeria’s Special Anti-Robbery Squad (SARS). Link: https://www.amnesty.org/download/Documents/AFR4448682016ENGLISH.PDF; “Nigeria: Horrific reign of impunity by SARS makes mockery of anti-torture law”. Link: https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/06/nigeria-horrific-reign-of-impunity-by-sars-makes-mockery-of-anti-torture-law/

[12] “To fight its ‘war’ on COVID-19, Israel is turning citizens into enemies”. Link: https://www.972mag.com/covid-security-pandemic-idf/

[13] “Israel: Tens of thousands call for PM Benjamin Netanyahu to resign”. Link: https://www.euronews.com/2020/10/10/israel-tens-of-thousands-call-for-pm-benjamin-netanyahu-to-resign