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Gli accordi economici con il capitale straniero

Prendendo esempio quattro paesi e le loro relazioni con il governo venezuelano, viene dimostrato ulteriormente come quest’ultimo riesca a far prosperare le multinazionali straniere.

Turchia e Venezuela

Le relazioni diplomatiche ed economiche tra Turchia e Venezuela hanno avuto un aumento consistente nel 2018. Complice la crisi economica del paese sudamericano ed il prezzo del petrolio sempre più basso, Maduro annunciava il 9 Luglio 2018 come “una rete di imprenditori turchi sono pronti ad investire nel campo della produzione agricola, mineraria (oro), turismo e altri settori economici”.[17]

Durante l’incontro commerciale tra i rappresentanti istituzionali ed imprenditoriali dei due paesi ad Istanbul, Vasip Sahìn, governatore della provincia di Istanbul, si dichiarava entusiasta di “appoggiare in ogni modo possibile” Nicolas Maduro nonostante attraversasse un periodo difficile. Le parole di Sahìn trovavano il plauso di Nail Olpak, membro dell’Alto comitato consultivo del Müstakil Sanayici ve İşadamları Derneği (MÜSİAD)[18] ed amministratore delegato del Dış Ekonomik İşler Kurulu (DEİK),[19] che sottolineò la collaborazione tra i due popoli ed il maggiore impulso al commercio (specie prodotti alimentari e tecnologici).

Il Foro de Negocios Venezuela-Turquía del Dicembre 2018 ha portato a stringere i rapporti tra le borghesie e le dirigenze burocratiche. Lo sfruttamento aurifero ha permesso all’azienda mineraria turca Sardes Kiymetli Madenler SA, nel 2018, di acquistare quasi 24 tonnellate di oro. Se si tiene conto di questo dato e di come il Venezuela sia il quarto produttore mondiale di oro, non dovrebbe stupirci che le esportazioni aurifere tra Venezuela e Turchia abbiano toccato i 900 milioni di dollari nel solo 2018.

A questo va sommato un altro fattore. Come detto in altri articoli ocmparsi su Umanità Nova, il Sistema de las Misiones Sociales ha al suo interno dei programmi per sostenere l’alimentazione della fascia di popolazione meno abbiente. Nella crisi economica che il Venezuela sta attraversando le derrate alimentari sono sempre razionate e le aziende agro-alimentari e della Grande Distribuzione Organizzata venezuelana non riescono a rispondere alle esigenze del pubblico a causa dei profitti esigui. In tal modo le aziende agro-alimentari turche entrano in Venezuela con il beneplacito della burocrazia venezuelana, massimizzando i profitti e prendendosi una buona fetta della torta economica locale.[20]

Una situazione del genere è possibile grazie alla propaganda di Erdogan e Maduro nel tenere al laccio le popolazioni turche e venezuelane. “Debbe, per tanto, uno che diventi principe mediante el favore del populo, mantenerselo amico; il che li fia facile, non domandando lui se non di non essere oppresso. Ma uno che contro al populo diventi principe con il favore de’ grandi, debbe innanzi a ogni altra cosa cercare di guadagnarsi el populo: il che li fia facile, quando pigli la protezione sua.”[21] La citazione di Macchiavelli rafforza la comprensione del lavoro propagandistico che i due regimi “democratici” stanno applicando sui loro territori.

Va sottolineato, infine, come un’alleanza economico e militare tra Turchia e Venezuela possa essere un ottimo metodo per dimostrare l’inconsistenza ed inutilità di una certa sinistra del mondo occidentale: difensori di un macellaio come Bashar Hafiz al-Asad e di un borghese come Nicolás Maduro Moros ma sostenitori della lotta curda in Rojava! D’altronde questi tristi figuri, come la loro controparte fascista, hanno appreso a piene mani come l’opportunismo sia una delle travi che sostengono e proteggono i poteri economici e burocratici vigenti.

Italia e Venezuela

Le relazioni diplomatiche ed economiche tra Italia e Venezuela sono sempre state strette per via dell’emigrazione italiana nel paese sudamericano e per lo sfruttamento petrolifero. Fin dai governi della cosiddetta “seconda repubblica”, l’Italia ha stretto sempre gli accordi economici con il Venezuela bolivariano. Massimo D’Alema nel 2008 e Franco Frattini nel 2010 – nelle vesti di ministri degli esteri – erano riusciti a ricucire i rapporti tra ENI[22] e governo venezuelano ed a firmare degli accordi di cooperazione riguardanti le infrastrutture, le risorse idriche, la sanità e l’educazione.[24]

Attraverso questi accordi, aziende presenti in Venezuela da decenni come ENI, Astadi, Impregilo-Salini, Trevi e Pirelli sono riusciti ad espandere i loro profitti. L’attuale crisi economica venezuelana ha portato queste aziende a rivedere i loro progetti o, addirittura, a dover andare via.[25] La rivisitazione dei progetti di queste aziende dedite all’estrazione petrolifera o alla costruzione di infrastrutture stradali è dovuta al possibile ricambio burocratico nel paese sudamericano. Non stupisce che le aziende e il governo italiano non dichiarino pubblicamente con chi schierarsi.[26]

Questa doppiezza è una delle numerose forme di protezione e di agibilità politica-economica delle aziende e della burocrazia italiana – come dimostrato nel caso delle Vie della Seta in cui l’Italia è uno degli snodi principali[27] – e volutamente ignorata dai critici del sistema socio-economico odierno per non snaturare la “rivoluzione” bolivariana e l’annessa retorica anti-yankee.

Gruppo Anarchico Chimera

NOTE

[17] “Empresarios turcos prevén invertir en Venezuela”, https://www.telesurtv.net/news/turquia-nicolas-maduro-empresarios-invertir-venezuela-20180709-0047.html

[18] “Associazione degli Industriali ed Uomini d’Affari Indipendenti”. La MÜSİAD si occupa statutariamente di tutelare i valori locali e universali e lo sviluppo economico e tecnologico turco: in realtà è un gruppo di potere che è presente in diversi paesi (Germania in particolare) e cerca di fare pressioni ed alleanze contro i nemici della borghesia e dello Stato turco. L’esempio più recente è il caso di MÜSİAD USA e la Turkish American National Steering Committee (TASC): a causa della guerra in Siria, le due associazioni – legate ad Erdogan e al suo partito (AKP) – tentano con ogni mezzo possibile di fare pressioni sul Congresso degli Stati Uniti per non far finanziare e supportare le YPG e, al tempo stesso, cercare e instaurare alleanze con gruppi islamici presenti sul territorio americano. Per ulteriori informazioni su questi tentativi di pressione vedere https://www.investigativeproject.org/7365/erdogan-allies-lobbied-congress-against-kurds . Sulle operazioni di demonizzazione del PKK e dell’YPG da parte di questi gruppi della borghesia turca, https://www.tasc-usa.org/kopyasi-firstnews1-5

[19] Comitato per gli Affari Economici Esteri.

[20] Venezuela y Turquía socios estratégicos, http://vtv.gob.ve/economia-venezuela-y-turquia-socios-estrategicos-cronologia/

[21] MACHIAVELLI, Niccolò, Il Principe, Capitolo 9, Torino, Einaudi, 1972.

[22] A seguito della nazionalizzazione del giacimento di Dacion nello stato di Anzoatehgui, l’ENI aprì un contenzioso contro il governo venezuelano. L’intervento del governo Prodi riuscì a risolvere la questione, rafforzando la collaborazione tra ENI e PDVSA. Vedere https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/approfondimenti/20080228_dalemavenezuela.html , https://www.newsfood.com/eni-raggiunge-accordo-con-il-venezuela-per-il-giacimento-di-dacion/ . La morte di Chávez e l’insediamento di Maduro ha rafforzato la collaborazione tra le due aziende petrolifere. Come riportato dalla redazione di El Libertario, Maduro ha espresso piena soddisfazione perché “la cooperazione energetica tra Italia e Venezuela è molto importante per il futuro dei due paesi. L’alleanza tra la Petroleos de Venezuela (PDVSA) e l’ENI, ci darà stabilità energetica per i prossimi cento anni”, http://periodicoellibertario.blogspot.com/2013/06/maduro-hipoteca-soberania-energetica.html

[23] https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/approfondimenti/2010/05/20100528_frattinivenezuela.html

[24] https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/approfondimenti/2010/05/20100528_frattinivenezuela.html

[25] “Pirelli fugge dal Venezuela di Maduro. Salini e Astaldi restano e perdono centinaia di milioni.”, https://it.businessinsider.com/pirelli-crisi-venezuela-impregilo-astaldi-tenaris/

[26] “Venezuela, l’Italia ha scelto la via dell’indifferenza. Con buona pace del popolo”, https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/12/venezuela-litalia-ha-scelto-la-via-dellindifferenza-con-buona-pace-del-popolo/4967440/

[27] In Italia, le Vie della Seta sono uno snodo vitale ( come dimostrato da questa mappa https://www.ispionline.it/sites/default/files/images/belt_and_road_map1_articolo.png) ed in gioco vi sono miliardi di euro tra merci e finanziamenti vari. Dall’intervista rilasciata a La Stampa (https://www.confindustria.it/wcm/connect/5e7a3769-767b-495d-9d67-886030611591/Licia+Mattioli_Confindustria_La+Stampa.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-5e7a3769-767b-495d-9d67-886030611591-mCBHivz), Lucia Mattioli (vicepresidente di Confindustria) dichiara che non si deve sfuggire a questa opportunità in quanto “la Cina ha investito 28,9 miliardi di dollari” nei paesi attraversati dalla Via della Seta. In un comunicato stampa, Confindustria dichiara che “vanno migliorate le relazioni economiche fra Italia e Cina con un salto di qualità, in un contesto rinnovato di regole che favorisca la libera circolazione di merci e investimenti in maniera più equa e reciproca”. Vedere https://www.confindustria.it/notizie/dettaglio-notizie/Business-forum-Italia-Cina-visita-Xi+Jinping-incontro-con-imprenditori-italiani . Il progetto delle “Vie della Seta” è un ottimo modo per le classi dirigenti europee e cinesi di mantenere i propri privilegi ed estendersi in altre parti del mondo come già avviene in Africa e, soprattutto, nell’Asia Centrale – dove il progetto delle “Vie della Seta” ha aperto e rafforzato nuovi meccanismi economici (tra aziende cinesi e governi locali) e di controllo (lotta al terrorismo islamico, giustificando la repressione contro la minoranza uigura in Cina). Gli obiettivi del progetto è il controllo dei trasporti, sostenendo le esportazioni, automatizzando le attività portuali, trovare e creare nuovi mercati, investire capitali e delocalizzare la produzione in luoghi in cui la manodopera è a basso prezzo. Il tema è ampiamente trattato da FRICCHE, “La Fine del Baco da Seta”, Umanità Nova, n. 19 del 9 giugno 2019, pag. 3.